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"TENSIONE PSICHICA NELLA PITTURA DI CLAUDIO SORA" CRITICA DI MASSIMO GRILLANDI

Le immagini di Claudio Sora nascono da una tensione psichica a volte insostenibile, affiorano da un magma incomposto che si geometrizza in strane architetture, in sfondi metafisici che hanno la grazia di un sogno, alimentato e sorretto quasi da un ricordo, da una suggestione ancestrale. Egli é il pittore, "il nuovissimo pittore" della nostra angoscia esistenziale. Tutto in lui: piani, volumi, figure, apparizioni congiura a dare del nostro tempo l¹immagine più consequienziale e netta, sfiorata da tutti i dubbi possibili e tuttavia tesa a una molteplicità di realizzazioni consolatorie. Perché appare anche evidente che l¹universo composito di Sora, le sue jeratiche scansioni figurative a un dato certo vogliono approdare, ed é quello, intenso e struggente, della consolazione totale. Consolazione nei colori e nelle suggestioni, consolazione nella bene armonizzata tecnica della composizione, sempre bilanciata come nei maestri antichi, e tuttavia sempre aperta a quel tanto di arbitrario e di estemporaneo: occhi di pavone che si aprono sulla nostra violata umanità, che la rendono cocentemente moderna. E i busti incatenati alla loro angoscia, le teste infrante e screpolate, i giganti vincolati alle colonne delle loro immaginarie fatiche, i gesti di autentica disperazione; ma anche di genuina speranza, quanto di demoniaco e di angelico può essere in un "pittore ottimo": ebbene tutto ciò e anche altre cose che stanno nell¹indefinito e nell¹indistinto (non per nulla Sora é anche un attore dalla vigile sensibilità) sono nella sua pittura, che il tempo e l¹esperienza indurranno ad altre realizzazioni totali e frammentarie, così come é giusto che sia.

Massimo Grillandi